LA CUCINA E IL TERRITORIO - magistero dei bruscitti

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LA CUCINA E IL TERRITORIO


La Cucina e il Territorio



Parlare della cucina di Busto Arsizio significa parlare di una cucina povera, legata a quella cultura popolare e a quelle tradizioni che il Magistero dei Bruscitti si impegna da più di trent'anni a difendere, a mantenere vive e a far conoscere anche al di fuori del confine di Busto. La terra nei dintorni di Busto era ed è molto arida. La brughiera, un territorio caratterizzato da terreni acidi, povero di sostanze nutritive, incolto, ricoperto da vegetazione arbustive, rugo, erica, ginestra, era un tempo ricoperta da boschi che l'uomo ha distrutto. Carlo Azimonti era un innamorato della sua terra. Fu lui il primo divulgatore delle ricette di Busto, della loro storia e della loro originalità. Azzimonti parla del fascino che queste campagne nostrane esercitano su chi ancora conserva un animo capace di godere delle piccole e semplici cose: l'arietta che agita le pianticelle del brugo, le lucertole che mettono la testa fuori dai sassi, i canti degli uccelli.

Maurina Grampa in una sua delicata poesia ci fa rivivere un tramonto nella brughiera (IL TRAMONTO).

Ernesto Bottigelli è un altro dei poeti le che scrisse numerose ricette in dialetto sulla cucina bustocca. Nel suo Preambolo aveva scritto che i suoi rizétti, nostrani e modesti "in manéi par godé, roba in cà: spéndi pòcu, stà bén, non trasà!"

Il mitico Anteo, ovvero Bruno Grampa, poetico cantore della cucina locale, che del Magistero è stato il fondatore, aveva scritto: "Meliga, granturco e segale erano il magro prodotto delle nostre terre, ove la pastorizia e il prato praticamente non esistevano, quindi poca carne, poco latte, pochi o nulli i prodotti pregiati. La natura ciotolosa del terreno si prestava alla cultura della vite che un tempo, fino alla metà dell'ottocento, permetteva un'abbondante produzione di vino cantante anche dal Foscolo e dal Porta. Le viti scomparvero per l'arrivo della filossera e delle industrie che allontanarono i contadini dalla fatica della terra. Ecco perchè la cucina bustocca è impermeata dall'uso del vino. Stuà in conscia, Rustisciada, Pan Moei, Pulti Fasoei e Verzi, Pulti e Macu ma soprattutto Bruscitti, Bruscitti e Bruscitti!

 
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